Dynaudio Contour S 5.4

Prezzo: 8500 €/cp

Tre vie da pavimento. Sensibilità (2,83V/1m): 89 dB. Tenuta in potenza continua IEC 350 W. Risposta in frequenza (+/-3 dB): 30 – 27.000 Hz. Impedenza: 4 ohms. Peso: 46,2 kg. Dimensioni (L x A x P): 214 x 1.450 x 390 mm. Finitura: acero, palissandro.

Recensione Audioreview 240 – Novembre 2003

La serie cadetta della Dynaudio, la Contour, si è arricchita recentemente di un nuovo modello da pavimento, solido, discretamente pesante e alto: si tratta del modello S 5.4, che testiamo questo mese in una tornata che ha visto tutti diffusori di una certa mole passare sia per la camera anecoica che per la sala di ascolto. Il nuovo modello si presenta con un baffle frontale metallico dello spessore di ben cinque millimetri, elegante e slanciato ed appena discosto dal pannello frontale, tanto da lasciar ipotizzare una guarnizione di tenuta interposta tra cabinet e metallo per isolare e smorzare eventuali vibrazioni. I trasduttori sono quattro, con due woofer da venti centimetri connessi in parallelo alla sommità del diffusore, un midrange a cono di dimensioni appena più ridotte sistemato in basso ed un tweeter dalla flangia appiccicata al midrange posizionato più in basso di tutti. La Dynaudio non è nuova a questo tipo di soluzioni ed il design ovviamente ricorda i modelli superiori, provati con dovizia di particolari sulle pagine di questa stessa rivista. Le soluzioni tecniche di avanguardia adottate dal costruttore danese sono molte ma non è fuori luogo, secondo noi, ricordarne qualcuna che, a furia di essere impiegata un po’ da tutti, rischia di essere acquisita dimenticando il progettista o il costruttore di partenza. Ricordo un S.I.M. di molti anni fa quando un progettista di questa azienda, occhialuto e gentile, mi parlò delle ricerche che stavano portando avanti sui tweeter per abbassarne drasticamente risonanza, distorsione armonica e di intermodulazione. Poi iniziò a parlare di camera posteriore di decompressione, di magneti innovativi e di bobine leggerissime. Oggi, ad almeno quindici anni di distanza, tutto ciò può apparire scontato e normale, ma allora non lo era, come i cabinet in vero legno, i materiali speciali ed i due vie di piccole dimensioni. Eppure oggi tutto ciò può essere accettato come se fosse la norma invece dell’innovazione. Ma veniamo ai giorni nostri, e mettiamo mani ed occhi nel diffusore “alto & smilzo” posto di fronte a noi. I trasduttori potrebbero essere assimilati alla classica costruzione Dynaudio, con la realizzazione singolare di cestello e complesso magnetico, le bobine mobili di generose dimensioni e l’impiego del polipropilene per la realizzazione delle membrane. Ed in effetti è così, ma per fortuna ci vengono in aiuto le note del costruttore che ci spiega cosa c’è “dentro” i trasduttori. I due woofer da 200 mm sono realizzati su cestello fuso in lega leggera, con una membrana stampata in un sol blocco di polipropilene, il supporto della bobina in Kapton, un altro poliammide che l’industria ha ereditato direttamente dalla ricerca aerospaziale della Du Pont. Si tratta di un film che riesce a coniugare molto bene leggerezza ed indeformabilità, con ottime caratteristiche di dielettrico e ben resistente alle alte temperature. Su un cilindro di Kapton di ben 75 millimetri di diametro è avvolta una bobina mobile con filo di puro alluminio, che viene impaccato con una sezione particolare in modo da non presentare spazi vuoti e massimizzare il numero di spire immerse nel traferro. Il complesso magnetico è in neodimio e questo vuoi dire grandi prestazioni e dimensioni molto ridotte. Anche il midrange si avvantaggia di tutte queste soluzioni, con la sola differenza del diametro della bobina mobile, che per questo tipo di unità è di 38 millimetri. Si tratta invero di una piccola rivoluzione che il costruttore danese ha fatto passare sotto silenzio, ma che viene da noi tradotta come un’ammissione di incompatibilità tra i grandi diametri della bobina mobile e le alte frequenze. Il tweeter è il nuovo upgrade del famoso ed ingombrante Esotar che è stato introdotto con le Confidence. Rispetto al vecchio modello è stata completamente ridisegnata la cupola in tessuto, che attualmente viene trattata in tré fasi distinte di lavorazione per ottenere un’ampia estensione ed un eccellente smorzamento meccanico. Il polo centrale ventilato ed il potente magnete al neodimio costituiscono un complesso magnetico di buona linearità, con una ulteriore sensibile riduzione delle non linearità. La Dynaudio usa nei suoi tweeter il ferrofluido, ma precisa che si tratta di un particolare prodotto “unico” capace di coniugare eccellenti doti di dispersione del calore prodotto dalla bobina mobile ad una buona resa dei particolari più minuti della musica. Sono molti in verità i costruttori importanti che stanno diminuendo in maniera drastica la densità dell’olio ferromagnetico, forse perché da più parti si è notato all’ascolto una modesta ma udibile perdita di dettaglio. Il cabinet è realizzato con pannelli di medium density da 20 millimetri con rinforzi interni in modo da minimizzare l’insorgere di risonanze interne. La struttura interna, appena rimosso il materiale assorbente, risulta essere ricoperta dai magici pannelli catramati, incollati al medium density per aumentare lo smorzamento interno. Sul baffle frontale del cabinet è fissato un solido pannello di alluminio, con l’interposizione di una guarnizione morbida, che oltre ad irrigidire, appesantire ed insordire notevolmente la struttura funge anche da elemento di dissipazione del calore prodotto dai trasduttori. Lo stesso concetto di raffreddamento lo troviamo espresso sul pannello posteriore della contattiera, anch’esso realizzato in alluminio, su cui è rigidamente fissato il filtro crossover. Quella delle vibrazioni deve essere una ossessione dei progettisti, visto che il buon Nicodemo Angì mi riferiva di componenti incollati direttamente al supporto di vetronite e di resistenze saldate tutte su un lato e poi pressate sul dissipatore tramite interposizione di pasta al silicone. La Dynaudio dichiara di aver realizzato un tré vie con pendenze di 6 decibel per ottava ed evidentemente c’è da crederci, visto che questa è una abitudine ormai consolidata del costruttore danese. Lo schema riportato fedelmente da Nicodemo in Figura 1 mostra che la sola cella del midrange, che peraltro opera in un range abbastanza ristretto, sembrerebbe del primo ordine sia sul passa-alto che sul passa-basso. Va notato che in entrambi i casi il progettista opera gli incroci a frequenze molto lontane dai limiti fisici dell’altoparlante, ove probabilmente la risposta senza filtro è particolarmente piana, così che un solo componente è sufficiente a definire l’andamento del filtro. A livellare ben bene l’impedenza propria del midrange ci pensano due resistenze poste direttamente in parallelo al trasduttore. Anche la cella del tweeter è terminata su una resistenza di 15 ohm, ma presenta due componenti reattivi con interposta una cella notch-parallelo centrata poco oltre i 5000 Hz. In vero l’accorto “dosaggio” dei componenti attua una cella fortemente smorzata, che asintoticamente tende ad avere una pendenza tipica del secondo ordine, ma ciò avviene a frequenze molto basse, ove ormai il trasduttore emette una pressione relativamente trascurabile, mentre la fase acustica che risente molto prima delle alterazioni può essere stata utilmente allineata per recuperare parte dell’offset. Il discorso potrebbe essere simile per il woofer, ma diventa di più difficile interpretazione se si tiene in conto anche il modulo dell’impedenza dei due trasduttori, che a frequenze medie potrebbe essere sensibilmente elevato a causa della componente induttiva della bobina mobile. In parallelo a tutto il crossover è stata posta una cella risonante-serie centrata poco oltre i 2000 Hz, che in quell’intervallo linearizza il modulo totale dell’impedenza consegnando all’amplificatore un carico affatto critico sia come modulo che come fase. Prima di tutto il filtro crossover è stata posta una PTC, particolare resistenza di valore molto basso che all’aumentare della corrente circolante, e quindi della potenza immessa dall’amplificatore, aumenta il suo valore per preservare i trasduttori da eccessivo stress. I morsetti posteriori, come abbiamo visto, sono soltanto due, posti alla base del diffusore, ma sono realizzati dalla WBT, sinonimo ormai di qualità e versatilità. Il condotto di accordo è di grande diametro ed è svasato sia internamente che esternamente per minimizzare le turbolenze dell’aria a frequenze prossime a quella di accordo.

Conclusioni

In definitiva, possiamo dire che questa nuova realizzazione della Casa danese va a posizionarsi al vertice della serie Contour ed immediatamente al di sotto delle Confidence. Buone le caratteristiche al banco di misura e buona la performance in sala d’ascolto, con una resa che non smentisce la fama di costruttore serio ed affidabile che la Dynaudio si è conquistata nel tempo. Tecnologia ed ascolto spesso vanno a braccetto, sempre più spesso…

Gian Piero Matarazzo

LE MISURE

La risposta in frequenza è stata eseguita a due metri di distanza, così come abbiamo fatto per la JM Lab Alto e per la B&W 703. Solo in questo modo è stato possibile rilevare una gamma media estremamente lineare, con una sola esitazione a cavallo dei 1500 Hz. Notiamo come la gamma bassa sia leggermente in evidenza a cavallo dei 60-70 Hz. Nella risposta in ambiente rileviamo come il carico acustico offerto dal pannello frontale riesca a donare un andamento molto smorzato in gamma bassa, pur se estremamente esteso verso il basso. La gamma media ed alta rimangono comunque estremamente regolari, anche nella ripresa fuori asse. Il grafico del decadimento temporale è nitido, con un decadimento come solo le cupole morbide trattate sono capaci di disegnare. L’energia si spegne in meno di un millisecondo senza alcuna esitazione, grazie anche al particolare filtro crossover realizzato ed all’allineamento delle fasi acustiche ottenuto. In virtù delle correzioni effettuate dalla rete RLC posta in parallelo a tutto il crossover, possiamo notare come nel range di frequenze a massimo contenuto energetico il modulo sia particolarmente ridotto, anche se oggettivamente non molto elevato. La massima condizione di sovraccarico è stata trovata a bassa frequenza poco prima dei 100 Hz, dove il modulo si abbassa e la fase è sostanzialmente capacitiva. Il valore totale comunque è prossimo ai minimi di modulo misurati e non. Preoccupa più di tanto un qualunque amplificatore, sia al vetro che a transistor. Il grafico della distorsione per differenza di frequenze brilla per l’assenza di componenti per livelli maggiori di -65 decibel a tutte le frequenze, con la gamma affidata al tweeter che è praticamente vuota. Le distorsioni armoniche in regime dinamico eseguite come sempre sia a 90 che a 100 decibel di pressione media mostrano come le varie componenti siano estremamente contenute ad entrambe le pressioni. In particolare possiamo notare come in gamma bassa terza e quarta armonica rimangono praticamente immutate all’aumento della tensione di ingresso, mentre in gamma media e medio-alta i valori rilevati sono sempre molto bassi, a cavallo dello 0,3% nella condizione peggiore. Ad entrambi i livelli di pressione possiamo notare che ad alta frequenza la terza armonica diminuisce, mentre la seconda componente sale leggermente. Le armoniche superiori appaiono nella media leggermente elevate soltanto alla pressione maggiore e soltanto in gamma medio-bassa. La linea delle alterazioni dinamiche rimane ben distesa sia al livello minore che a 100 decibel. La MIL parte con un buon livello di tensione ai capi del diffusore a bassa frequenza e dopo i 125 Hz raggiunge la massima potenza disponile per questa misura, con una leggera esitazione soltanto in gamma alta. La massima pressione indistorta parte a 40 Hz con ben 100 decibel ed appena dopo i 100 Hz supera di slancio i 110 dB per attestarsi in tutta la banda ad un livello a cavallo dei 115, sfruttando ovviamente le buone caratteristiche di linearità (Iella risposta armonica.

L’ASCOLTO DI Marco Cicogna

Nelle scorse settimane diversi sistemi di altoparlanti sono stati ospitati nella nostra redazione, a testimoniare la buona salute di un settore sempre affascinante. I grandi diffusori, si sa, sono la mia passione e con le Dynaudio la corretta impostazione nell’emissione sonora è un elemento ormai consolidato. Per inciso, voglio ricordare che c’è un diffusore compatto prodotto per celebrare il 25° anniversario dell’Azienda danese che voglio provare nella mia sala d’ascolto, ma deve ancora giungere in TechniPress. Nel frattempo mi sono “consolato” (nel senso di come i napoletani intendono questa espressione, ovvero “goduto” e non “accontentato” come si potrebbe pensare) con questa importante “torre” da pavimento che Matarazzo ha trovato rispondere splendidamente alle misure. Avevamo due belle elettroniche da utilizzare e lo abbiamo fatto, potendo infatti Contare sul sound possente ed articolato del Concentra II di Jeff Rowland e su quello ampio e voluttuoso dell’accoppiata pre e finale valvolare di Mcintosh. Si tratta in ogni caso di nomi che non hanno bisogno di presentazioni per i nostri lettori, protagonisti il primo nello scorso numero di AR, l’altro proprio in queste pagine nella sezione tecnica. Riconosciamo anche alle nostre il carattere asciutto, compassato e privo di sbavature che caratterizza la linea top di gamma della Dynaudio. Chi si orienta su diffusori di questo calibro non ha bisogno di lasciarsi incantare da una gamma bassa che “pompa” intorno ai 70/80 Hz per affascinare con la musica commerciale o cuocersi le orecchie con acuti frizzanti che da anni non si sentono più nemmeno negli impianti car hi-fi di buon livello. Occorre pertanto dire qualcosa di più sulla gamma profonda di questo sistema, altrimenti si rischia di farla apparire meno “importante” di quanto invece non sia. Non aspettiamoci un sistema in grado di far rimbombare le stanzette condominiali da 4 per 4 metri. Il reflex è controllatissimo e sa come gestire le potenze più elevate che vorrete fornirgli nell’affrontare il repertorio musicale più impegnativo e dire la sua in ambienti che gli diano la possibilità di esprimersi al meglio. Tutti i grandi sistemi hanno bisogno di un ambiente nel quale fare sentire la propria voce. Queste Dynaudio non fanno eccezioni. Ci siamo permessi di far digerire loro la ben nota, temibile traccia dal “Corale” di Franck presente nel CD Telarc con II grande organo della cattedrale newyorkese di St. John the Divine (strumento che io ho suonato durante il mio viaggio di nozze in quella città, roba da non credere). Nel minuto conclusivo un passaggio sulla pedaliera raggiunge la prima ottava. Non avete idea quanti blasonati sistemini audiophile a questo punto sembrano polmoni sfiatati affetti da una grave forma di enfisema. Non così le Nostre, che riescono a “modulare” questo passaggio, ovvero fanno sentire l’intonazione della nota fondamentale e lo fanno con una discreta pressione sonora. Non da brivido, ma attendibile. Del pari l’accoppiata timpano-grancassa dai “Carmina Burana” (Telarc SACD) è priva di code sonore, dotata di buon impatto, ma a qualcuno potrebbe piacere ancor più “rotonda” ed avvolgente nel suo effetto in ambiente. Decisamente di alto livello il fraseggio degli archi nella Quinta di Beetnoven (Solfi, Decca), un possente amalgama in cui gli accenti e I sottili contrasti dinamici sono posti in buona evidenza. Queste Dynaudio sono capaci di una notevole risoluzione ai bassi livelli di segnale, grazie soprattutto a driver per le frequenze medie di altissimo livello. Ciò è essenziale per godere appieno del respiro dell’esecuzione, in quanto proprio nelle sfumature si coglie il differente valore artistico di un interprete nella grande musica. Il Secondo tempo porta in luce il velluto dei violoncelli, la frase lunga e cantabile sul pizzicato corposo dei contrabbassi. Nel Terzo tempo l’entrata in fortissimo dei corni è luminosa ed incisiva, mentre ad alto volume nel finale si apprezza la trasparenza di una gamma centrale che nulla lascia all’immaginazione. La brillante ed articolata incisione Hyperion con la “Musica sull’acqua” di Hàndel presenta archi barocchi incisivi, molto rifiniti in acuto, ma non viene meno la componente in gamma media e i piacevoli toni fondamentali degli strumenti a fiato in legno. Non rendiamo le cose facili alle nostre Dynaudio con l’ascolto del corno di Hermann Baumann (Philips, Sonate per corno e pianoforte). Il complesso inviluppo armonico di questo strumento risulta costruito con sapienza dai driver delle Dynaudio. Rotondo, avvolgente, al tempo stesso incisivo e penetrante, il corno riempie di suono la nostra sala, supportato da un pianoforte che l’incisione pone in lieve secondo piano. L’immagine è sufficientemente ampia, voluminosa nel senso di rendere la sensazione di spazio. Alziamo il volume e i passaggi più intensi in cui il grande cornista tedesco si produce in toni di eroica prestanza sono superati senza tradire il minimo accenno di distorsione. Anche il jazz (Chesky Records, Velut Luna) ottiene un campo sonoro raffinato ma non privo di quella giusta energia che rappresenta la chiave di volta in termini di coinvolgimento. Voci e strumenti acustici di contorno presenti e sempre naturali.

L’ASCOLTO DI Giampiero Matarazzo

La seduta di ascolto è stata eseguita con i diffusori ben caldi e rodati, avendo in animo di verificare quanto questi trasduttori, nati probabilmente proprio per funzionare con filtri del primo ordine acustico, riescano nel loro intento. Se ad un tale tipo di filtro si può certamente riconoscere una dimensione dello stage molto ampia, è pur vero che sul messaggio musicale complesso i filtri del quarto ordine mostrano le loro migliori caratteristiche, che vengono tanto più apprezzate quanto maggiore è il livello di pressione. Costruire altoparlanti solidissimi ed estremamente lineari costituisce allora una “conditio sine qua non” per sopperire con la linearità intrinseca dei trasduttori alle forti pendenze dei filtri acustici di ordine superiore. Ho parlato di primo e quarto ordine volutamente, perché devo ammettere che nella mia esperienza esistono soltanto queste due tipologie acustiche, con una prudente e guardinga apertura soltanto al secondo ordine di Linkwitz-Riley. Per questo ascolto ho portato i soliti dischetti con la voce femminile, i cori misti ed i due CD del quartetto d’archi e quello di chitarre. Devo ammettere che la prima impressione mi ha lasciato perplesso, con un suono freddo e proveniente non si sa da dove. Mi sono armato di pazienza ed ho allontanato i diffusori connessi in monofonia, tanto per fare in modo che l’immagine provenisse esattamente dal centro. Ho spostato due tube traps, ho ruotato leggermente soltanto il diffusore di sinistra ed ecco che la cantante è comparsa al centro, ad una quota ben definita. In questo tipo di configurazioni col tweeter posto in basso non devi mai alzarti di scatto, pena un abbassamento drastico della scena che in prima battuta ti può disorientare. La commutazione in stereofonia mi procura uri effetto calmante, con tutto lo stage che torna al proprio posto. Le quattro chitarre classiche sono ben disposte, leggere e non affaticanti, con una componente ad altissima frequenza che probabilmente rappresenta II mio ideale di tweeter con la cupola in seta trattata. Morbido, estesissimo eppure gentile, questo nuovo Esotar supera di gran lunga il suo predecessore per piacere d’ascolto, timbrica corretta e tenuta in potenza. Quello che stupisce è il livello di pressione sonora che riesce a mantenere senza comprimere la scena e senza diventare affaticante. La gamma medio-alta appare, come ho già detto, appena leggera nei passaggi critici della voce femminile, ma comunque occorre fare i conti con una scena talmente ben disposta che si fatica ad accomunare tanta aria alla sola emissione delle medio-alte. La gamma medio-bassa va attentamente calibrata in sede di posizionamento dei diffusori, anche accostandoli maggiormente alle pareti laterali, visto che sembra non esserci limite alla distanza tra i due diffusori. La scena al centro infatti rimane sempre correttamente affollata senza presentare alcuna defezione degli strumentisti. La legatura della gamma bassa è corretta e ben modulata, mentre le basse profonde si estendono naturalmente senza effetti collaterali indesiderati e senza rinforzi particolari. Alla fine del test mi domando se sia valsa la pena di realizzare un tre vie con filtri del primo ordine, ed ovviamente trovo una facile risposta nella resa di questi altoparlanti, che dinamicamente non sono secondi a nessuno.

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